1981 - "15. Autunno Musicale 1981"quindicesimo autunno musicaleAutunno Musicale come matrice. Era una chiave di lettura proposta per l'edizione dello scorso anno, la quattordicesima. Una matrice dove i possibili modi di canto potevano essere le "righe" e gli otto cicli le "colonne" (portanti? ci si chiedeva). La matrice, si sa, è strumento matematico fra i più flessibili. Ha regole per invertire e scambiare. Permette letture trasversali. E capace di controllare, anzi razionalizzare le realtà più complesse. Funzionerebbe bene anche quest'anno. Le variabili non sono poi tanto diverse: voci e strumenti, dottrina e folclore, suono e gesto, epoche e stagioni, avanguardia e tradizione, spettacolo e seminario. Ma la matrice è meccanismo implacabile e iterativo, perfetto per i circuiti silenziosi del calcolatore, ma estenuante se sviluppato su pagine scritte. Inoltre, quest'anno, ci sono ulteriori legami, interni e incrociati che annodano fenomeni diversi ,rendono il programma più intricato e perciò più compatto e vicino alla realtà. Si noti, per esempio, l'attenzione per i generi ibridi, o il senso della presenza multipla di un Handel o di un Beethovenai cui vertici si possono scoprire inaspettati incroci di pianidifferenti e inventare fantasiosi itinerari spezzati;dove procedendo con razionalità ci si ritrova alpunto di partenza. Un ragionevole (razionale ?) vertice da cui partireper la nostra lettura del programma può essere ilteatro, che è la forma di spettacolo più complesso (e costoso) che la civiltà occidentale sia riuscita a inventare. Tutte le altre arti vi convergono e diventano interdipendenti: pittura, scultura,danza, letteratura. Naturalmente ci sono livelli diversi di coinvolgimento e di impegno. E fra la musica assoluta e quella che diventa azione sulla scena ci sono infinite sfumature che vale la penadi cogliere e studiare. Con questa intenzione èstato costruito il programma. In ciascun lavoro il senso del teatro è ben presente. Si sente nella musica, nella distribuzione delleparti, nella pulsazione dei ritmi e delle armonieche c'è ansia di rappresentazione anche se in modi che per una ragione o per l'altra l'autorenon è riuscito a definire del tutto. Nessun lavoro èperò destinato al teatro in quanto luogo fisico tradizionale. Non lo è l'oratorio con cui esordi il giovane Pergolesi. Non lo è la pantomima che Mozart lasciò incompiuta. Non lo è la fiaba indiana Savitri di Gustav Holst.Non è solo un fatto legato a contingenze storiche o ambientali. Per tutti i lavori "teatro" resta un termine astratto, un 'aspirazione da maturare per bene o da mettere ancora a fuoco, reinventando,perchè la tradizione non riesce a soddisfare. Sono dunque lavori ibridi, che piacerebbe chiamare ipoteatrali. il barocco teatro come aspirazione solo per danza soirées de chant nuovi interpreti europei europa '900 per bela bartòk in musica computer music cultura popolare musica-convegno musica e cinema |
